Dagli USA con le Crocs ai piedi

7 07 2008

Già l’anno scorso, in un post di Carolina avevamo parlato delle “elegantissime” ciabatte da ospedale, che la gente adora tanto sfoggiare anche in spiaggia: le benedette Crocs.

Qui in Italia, sono tutti pazzi, poichè le vendono a dei prezzi allucinanti, manco fossero d’oro. Comode son comode, soprattutto se devi ciabattare tutto il giorno tra il reparto, l’ambulatorio, il pronto soccorso e la rianimazione. Ma ad un prezzo proibitivo.

Ma a Baltimora, ho trovato un negozio, dove con 25 dollari ne compravi 2 paia originali, quindi non ho potuto fare a meno che comprarne un paio per me ed uno per Gloria. Indovinate quali sono le mie???

Con qualche cents in più ho comprato anche degli accessorini carini da mettere su quelle della Glo. Considerando che il cambio è molto favorevole, direi che 7 euro per un paio di ciabatte da lavoro, sono un prezzo più che onesto. Ricordiamoci che sono comunque un pezzo di gomma!





Caserecce saporite

30 08 2007

WokBarDella situazione metereologica vi ha già aggiornato Mapo, io per ora vi parlerò della mia nuova ricetta che ho cucinato ieri sera. Sono tornato a caa verso le 20.45 e ho deciso di riorganizzare qualche sapore, mettendo i piedi, con abilissima regia di odori e illusioni gustative, una ricetta della nonna di Carolina. è una pasta piuttosto corposa e saporita con gli ingredienti della tradizione catanese.

Ho apportato qualche modifica per semplificare e per ragioni di vuoto pneumatico nel frigorifero. Ho tirato fuori la moleskine che tengo nel camice dove al suo interno giaceva il foglietto con la ricetta di questa ottimo primo: Caserecce saporite.

Tempo di preparazione: 10′-15′ circa

Procedimento: mettere subito su un fuoco una pentola d’acqua per cuocere la pasta, contemporaneamente scaldare sempre in una wok targata ikea (con la wok puoi fare di tutto) un filo di olio. Al suo interno mettere un quarto di cipolla tagliato finemente a coltello (o dello scalogno), farla dorare e sfumare lentamente con del vino rosso (meglio se marsala), aggiungere un pizzico di sale. Dopo qualche minuto mettere della salsiccia stagionata piccante (io ho un falso brianzolo targato Macelleria Nava, ma va bene uguale) preventivamente tagliata a finissime fettine e far cuocere per circa 5′. Aggiungere dei pomodori crudi tagliati a fette (meglio se piuttosto maturi) lasciare cuocere il tutto ora nell’acua dei pomodori a fuoco lento. Se l’acqua bolle intanto aggiugere una manciata di sale grosso e la pasta caserecce (è il formato della ricetta, io ho usato dei semplici fusilli). Nel nostro sughetto si sarà formata un pò di acqua, aggiungere un pò di concentrato di pomodoro per asciugare e se volete dei capperi, lasciare andare ancora a fuoco lento. Una volta che la pasta è cotta, scolarla e versarla nella wok, alzando la fiamma inizieremo a mantecare il tutto con dell’ottimo pecorino siciliano tagliato a scaglie per circa 1′. Spegnere il fuoco e servire.

Impiattare in una fondina di terracotta (come vi ho già insegnato). Buon Appetito!

P.S. Nelle mie ricette non troverete mai le dosi. Poichè l’estro deriva anche dal senso della misura!!!





48 ore dal rientro e 24 lavorative

28 08 2007

Con l’uscita in barca nella Liguria di ponente di sabato, ho concluso definitivamente le mie vacanze. Ieri ho deciso di fare il mio rientro in ospedale e come prima giornata non è andata male: timbro d’entrata alle ore 7.19, uscita alle ore 19.11. Oggi tento la nuova impresa: timbro d’entrata alle ore 7.28 e non so a che ora finirò visto che ho un appuntamento alle 20.00. Unica nota positiva nel tram tram di queste 24 ore lavorative su 48 solari è la nuova oresenza nel nostro studio di una ingegnera biomedica molto carina, alla quale abbiamo prestato uno dei nostri ambulatori per poter compiere uno studio sul cammino con delle pedane stabiloimpedenziometriche. Tale novella è del sud e più precisamente siciliana, questo sta ad indicare che la Sicilia sforna nell’ambito sanitario delle figure molto gnocchevoli (ricordando la mia socia Carolina). In questi 10 minuti di libertà ho scritto questo post per darvi il ben tornato, ora riorganizzo quattro cose e mi trasferisco al piano -1 in RIA a visitare 3 pazienti.

A presto





Oggi (anche io) mi sento così

28 07 2007

triciclo.jpgPer riprendere il titolo di un post di settimana scorsa di Ale, gli plagio spudoratamente le sue parole. Sono tornata ieri sera dalle vacanze, e chiamarle vacanze è una parola grossa. Diciamo che sono tornata ieri dalla mia città natale. Ho rincontrato tanta gente, alcuni avevo voglia di vederli, altri un pò meno. Ho fatto il giro dei parenti (quello è d’obbligo!!!) e ora dopo 2 settimane di feste patronali, eccomi qui sola soletta nella mia piccola casetta. Oggi mi sento così, come quel triciclo abbandonato nella foto. Sono rientrata pensando di vedere Ale, ma oggi è ad un matrimonio. Quindi, niente Ale! Le mie colleghe stanno preparando le valigie per le vacanze, mentre io da lunedì tornerò operativa. Mi sono giocata così in modo veloce ed indolore gli unici giorni di respiro. Allora ho deciso di scrivere sul blog, visto che è da tantissimo che non postavo qualcosina. Qui a Milano fa un caldo. C’è un afa tremenda. Almeno a Taormina c’è il vento e il mare. Qui nè uno, nè l’altro! Ho passato la mattina al telefono con Ale, nel chiedergli se è giusto rimanere sempre da soli. E lui mi ha risposto: “la solitudine è una virtù sottovalutata. Viene sempre interpretata come un fattore negativo, mentre a volte si sente la necessità di stare un pò da soli. Bisogna saperla vivere e non interpretarla. Bisogna sapersi prendere cura di noi stessi e non piangerci addosso. Dobbiamo imparare a guardarci dentro, ascoltarci e capirci”. Credo che Ale, sia un saggio. Anche se è più piccolo di me, mi proferisce sempre parole di conforto e taumaturgiche. Chissà come farà? Magari voi che lo conoscete meglio, saprete rispondermi! Poi mi ha fatto una proposta bellissima, mi ha chiesto di riniziare con lui da settembre gli allenamenti di apnea presso l’Apnea Academy a Milano. Credo che accetterò il suo invito. Almeno per qualche sera non sarò sola a casa. Poi riprenderò magari a lavorare in 118 (un pò di adrenalina non guasta mai!). Lo sò che è un post insignificante e piagnucolone, e sicuramente non è uno di quei post fighissimi che scrive Ale con le sue parole di poeta ed intrattenitore (poi un giorno vi racconterò come ci siamo conosciuti. La circostanza piuttosto imbarazzante che ci ha fatto incontrare. La mia figuraccia nei suoi confronti che però mi ha permesso di conoscerlo. E purtroppo mi rendo conto che devo dividerlo con altre persone più importanti nella sua vita). Non sono depressa ma mi sento terribilmente sola. Non sono più la “scugnizza solare” (come dice Ale) che è arrivata un anno fa da Londra. Voglio solo capire come cavolo si fà a resistere al peso della solitudine. Dopo questo sfogo, terapeutico, aspetto vostre risposte alle mie domande!!!

Carolina





A casa di House

11 06 2007

Il cinico dottor House, lo Sherlock Holmes delle corsie, è tagliente come un bisturi e brutale come la verità. Ma a me manca tantissimo!

Arrogante, misantropo, insofferente, intrattabile. Gregory House brutalizza colleghi e pazienti con la sua ruvida onestà; brillante, arguto e intemperante, ha rispetto solo per l’intelligenza, che mette continuamente alla prova nei suoi interlocutori, coi quali spesso ingaggia irresistibili scaramucce verbali, nel tentativo di mostrare le contraddizioni o l’infondatezza delle opinioni altrui.
Quasi sempre i duelli si concludono con la resa dell’avversario di fronte alla sua logica stringente e disarmante. All’antipatia, l’eccentricità, la misantropia, House contrappone una preparazione fuori dal comune, un innato senso dell’umorismo e un approccio ai problemi non convenzionale. Non ha un carattere affettuoso, non nutre grande amore per l’interazione personale ed è tagliente come un bisturi, ma è in grado di sezionare con scrupolo qualsiasi problema clinico e non, e tracciare diagnosi accurate grazie ai suoi poteri intuitivi.
Il suo irresistibile fascino è proprio nel modo di fare tagliente e sarcastico al limite della crudeltà, nella distanza fra lui e gli altri, nell’essere impermeabile alle regole, nel suo look stravagante. Mai a corto di Vicodin, il micidiale farmaco contro il dolore che ne enfatizza i riflessi e la velocità d’azione creandogli però dipendenza come se si trattasse di morfina, eroina o metadone. Medico senza camice ma in t’shirt e scarpe da jogging, amante della musica e del pianoforte, lo sguardo intenso e la barba incolta che lo rendono irresistibile, House è uomo senza mezze misure da amare o da odiare, insomma da prendere così come è. E per quanti dovessero avere ‘crisi di astinenza da House’:

Ale mi ha promesso che appena ricomincerà la seconda metà della terza serie, pubblicherà di volta in volta le esplicazioni delle patologie che verranno trattate, in modo da spiegare ai non addetti ai lavori, la tipologia di malattia. (Devi mantentenere la promessa!!!)

Carolina





Un’occhiata da dietro la spalla

10 06 2007

Carol Wharol

Un modo ambiguo per farmi conoscere

Cosa mi piace?
Mi piace una mano che mi gratta la nuca mentre la musica scorre.
Mi piace scoprire un nuovo sapore, un cibo che non conoscevo: quello che per anni ho considerato un limite, è una finestra spalancata su nuove sensazioni.
Mi piace sapere che mi manca il mare anche quando ne sento l’odore attraverso una sciarpa rossa.
Mi piace sapere che posso scoprirmi donna e esserlo senza vergogna.

Talvolta mangio lo jogurt e mi sento a casa.
Carolina sa di jogurt.
Lo sanno tutti, ma talvolta me ne dimentico io: io che sono un muller alla vaniglia.

Carolina





Crocs. la ciabatta tira!

9 06 2007

Crocs

Più che una marca di ciabatte, sembra il nome di una marca di patatine. Comunque, non si può che tutti stanno diventando scemi per queste benedettissime ciabatte ospedaliere. Ma io dico: le tengo ai piedi tutto il santo giorno, quando esco dall’ospedale vorrei mettermi un paio di tacchi, una scarpina da tennis carina! Tornando a noi. Ne ho viste delle belle. Ci si montano tutti gli accessorini sopra, si possono abbinare le fibiettine di vario colore. Da lunedì vado in sala con un bel presepino sulle ciabatte. Sicuramente fuori stagione ma altamente chich! Se me le regalassero forse le metterei (vero DEMA), ma non spenderei mai tutti quei soldi! Costano la bellezza di 49 euri o circa. Da noi in ospedale lo stesso modello di un altra marca, molto più famosa e affermata, costano 26 euro. Ditemi voi se non è una rapina!
A presto.

Carolina





L’importante è che sappia fare

6 06 2007

Ma chi è un’infermiera?
Stanche di un lavoro pesante, di orari impossibili, di doversi prendere cura di malati sempre piu gravi, tante infermiere in tante parti del mondo lasciano prima che se ne riescano ad assumere altre. è cosi da anni ed è sempre peggio. In Italia, la Lombardia, con quasi diecimila infermieri in meno di quanti ne servirebbero, sta peggio delle altre Regioni. E chi è, ci si potrebbe chiedere noi, un’infermiera a Milano o in Lombardia?
Proviamo a rispondere sollevando un problema che potrebbe riguardare tutti noi. L’infermiera è una (o uno) che ha scelto di aiutare gli altri, che fa un lavoro duro, anche fisicamente. Che non sempre ha grandi soddisfazioni. Che guadagna abbastanza poco.
Che ad un certo punto si ferma, al di là di un limite (diverso da ospedale a ospedale, da reparto a reparto) decide il medico. E non c’e abbastanza «carriera» nella carriera degli infermieri.
Adesso siamo laureati – e non è detto che sia necessario che lo siano tutti -, ma il lavoro che facciamo non è tanto diverso (e non puo esserlo) da quello di quando gli infermieri erano diplomati e basta. E gli ammalati hanno le stesse malattie di prima, e richiedono la stessa attenzione. L’esperienza dell’infermiera puo fare la differenza tra la vita e la morte.
Tante volte un ammalato peggiora non perché fallisce la tecnologia, ma perché non ci si accorge che le sue condizioni cambiano. Non se ne accorge il medico, che lo vede cinque minuti una, o due, volte al giorno.
Se l’infermiera capisce e se c’e una buona intesa col medico, si puo porre rimedio. «Prima c’era qualcuno con grande esperienza, ma e appena andato in pensione».
Succede spesso nei nostri ospedali. Da noi più che nel resto dell’Europa, gli infermieri quasi mai hanno i capelli bianchi. è un peccato. Chi ha passato tanti anni con gli ammalati accumula una quantita di conoscenze che non dovrebbero perdersi.
Le professioni le ha inventate l’uomo e cambiano con il cambiare delle conoscenze (e della tecnologia).
I confini tra il lavoro dell’infermiere e quello del medico sono sempre meno chiari, ed è un bene che sia cosi. Forse è venuto il momento che persone che vengono da esperienze diverse facciano insieme quello che c’e da fare. Certe funzioni prevedono tecniche sofisticate: che uno sia infermiere, medico, matematico o fisico non è importante.
L’importante – per il malato – è che sappia fare, e bene.

Carolina





Bellezza retrò dai sapori vintage

6 06 2007

Carolina in Bianco e Nero nella vignah 00.20 – Si è appena conclusa, via msn e via mail, la trattativa tra il blogger neurofisiopatologo (detto anche UdP – Uomo del Pudendo) Alessandro Aquino e la bellissima infermierina (detta anche TrottoLina), Carolina Alatri.
Da questo momento la splendida fanciulla dagli abiti vintage nella foto in bianco e nero (photo selected by ME), sarà il mio alterego al femminile, entrando a far parte del consiglio direttivo del Blog, che già vanta collaborazioni esterne di straordinario successo (NFPs: Floriana Favale, Jacopo Carugati, Stefania La Porta e Laura Gabbi). Questo blog necessitava indubbiamente di una moderatrice donna, che è stata scelta dopo una dura ed estenuante selezione.
Nel darVi la lieta novella, colgo l’occasione per salutarVi.

Alla Grande!!!

il Vostro ALE





Protagonista nella vita vera

3 06 2007

Questo post lo pubblico per una richiesta di Carolina (anche se non se lo merita). Visto che la benedetta infermierina è ormai schierata nella lista universitaria. Ha inizio così dopo le elezioni, il suo ruolo di Premiere delle infermiere. Le parole qui di seguito pertanto sono sue ed io non voglio nessuna responsabilità.

Carolina AlatriTra pochi giorni migliaia di ragazzi affronteranno l’Esame di Stato e si troveranno a decidere del proprio futuro. Al bivio ci si chiede: continuare gli studi o entrare nel mondo del lavoro? A tal proposito il Ministero della Salute promuove una campagna per suggerire agli studenti un’opportunità professionale: diventare infermiere. Certo il posto di lavoro sicuro non si discute, ma io credo che per scegliere questo indirizzo sia necessaria una certa attitudine caratteriale e la consapevolezza che lavorare con la gente implica responsabilità, anche pesanti. Assistere i malati significa accudirli sia dal punto di vista clinico che umano. Occorre saper mantenere il sangue freddo in caso di emergenza e trovare le parole adatte per comunicare con il paziente. Per questo invito a laurearsi, per diventare Professionista della salute. E’ un lavoro molto duro ma estremamente gratificante anche solo il sorriso di un suo paziente.

Per qualsiasi informazione scrivimi.

Carolina Alatri